Osservatorio M&A | Nord Est – 3° puntata
🔍 𝐎𝐒𝐒𝐄𝐑𝐕𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈𝐎 𝐌&𝐀 | 𝐍𝐎𝐑𝐃 𝐄𝐒𝐓
Acquisire un’impresa in crisi non significa semplicemente acquisire un’impresa “a un prezzo più basso”. È un’operazione che presenta dinamiche, rischi e cautele proprie e richiede una diversa capacità di leggere il business e governarne il rischio.
Le recenti operazioni seguite dallo Studio su realtà in crisi d’impresa ci hanno riportato su questo tema e confermato l’importanza di quelli che in Studio chiamiamo i “dieci comandamenti” delle acquisizioni in situazioni di crisi.
In questa puntata ne richiamiamo tre.
1️⃣ La cassa prima di tutto.
La possibilità di successo di un’operazione di salvataggio passa dalla capacità dell’impresa di generare flussi di cassa stabili e prevedibili.
Non può trattarsi di una generazione di cassa ottenuta attraverso la svendita degli “argenti di famiglia” o operazioni destinate a compromettere il futuro, come la vendita sottocosto o lo smaltimento indiscriminato del magazzino.
È un’esigenza che riguarda non solo l’investitore, ma tutti gli interlocutori che dovranno accompagnare il rilancio: fondi, soci, partner finanziari, banche, fornitori.
Senza flussi di cassa certi e ricorrenti, diventa difficile convincere il mercato della sostenibilità del progetto di risanamento.
Non è quindi casuale che, a parità di EBITDA, una realtà capace di generare cassa possa valere più di un’impresa con un patrimonio maggiore, ma fortemente immobilizzato.
2️⃣ Prevedere il fabbisogno. E fissare uno “stop loss”.
Quando questo identikit ideale non c’è, l’acquirente deve quantificare il fabbisogno finanziario anche nello scenario peggiore, prevedendo al contempo un limite oltre il quale interrompere l’investimento.
Un’acquisizione di questo tipo può infatti trasformarsi rapidamente in un “buco nero” finanziario, arrivando a contagiare anche le attività sane e profittevoli dell’acquirente.
3️⃣ Separare per proteggere.
Da qui la seconda prudenza: segregare l’investimento all’interno di un’entità dedicata, evitando che il rischio dell’operazione possa propagarsi alle altre realtà del gruppo.
Per questo, in linea generale, l’acquisizione di un’impresa in crisi non dovrebbe essere effettuata attraverso la società leader del gruppo e, a maggior ragione, attraverso una holding che controlla più attività.
Ma c’è un’ultima considerazione, forse la più importante.
Nelle acquisizioni in crisi, la tutela dell’acquirente non può essere interpretata in termini puramente unilaterali. La logica del “pendolo”, approfondita anche nel volume La vendita garantita delle partecipazioni sociali (CEDAM, Ponti-Masetti), deve confrontarsi con la specificità dell’operazione.
L’acquirente deve ricercare un punto di equilibrio tra la massimizzazione delle proprie convenienze e la sostenibilità del risanamento. In molti casi, la tutela effettiva dell’investimento passa proprio dalla capacità di creare le condizioni affinché l’impresa possa tornare a generare valore.
La vera sfida delle acquisizioni in crisi è proteggere l’investimento senza compromettere il risanamento.